Hai presente quando possiedi una cosa talmente bella da amarla , da adorarla fino allo sfinimento , e ti cade in terra ?
Hai paura si sia rotta , finisci con l’aver paura persino di toccarla perchè pensi si rompa ; vorresti tanto tenerla al riparo dalle tue stesse mani , dallo stesso abbraccio del tuo cattivo carattere . Ecco , con te è così . La mia è paura allo stato puro , ma ciò non significa ch’io non t’ami ancora .
— (via sangueristretto)

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Non si può decidere dove trovare chi amare, ma si può scegliere di amarlo ovunque si trovi.

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Mi fanno rabbia persino le lenzuola che accarezzano il tuo corpo senza poter apprezzare la fortuna che hanno.

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Le volte in cui mi sei mancato.

Perché le persone mancano, si sa, soprattutto se non ci sono mai state, soprattutto se ci sono sempre state. E il vuoto è una cosa brutta, bruttissima; la soddisfazione del nulla piantato tra i polmoni, sopra lo stomaco o magari anche in mezzo, mentre ti chiedi se un cuore ce l’hai ancora. Sono gli scherzi delle assenze, delle amnesie, delle perdite dell’amore, delle perdite delle storie.

Sono le volte in cui mi sei mancato, tutti i miei vuoti.

Perché i vuoti fanno paura, lasciano quella sensazione di solitudine senza dare il coraggio di cercare qualcuno o qualcosa, senza dare il coraggio di esser meno soli. Sono bastardi, i vuoti. Sono le paure che mascheri evitando gli altri, un contatto di troppo, uno sguardo profondo; la paura che qualcuno possa leggerti dentro, paura che ci legga troppo, qualcosa che non sai, qualcosa che non vuoi.

Sono le volte in cui mi sei mancato, tutte le mie paure.

La paura di dormire da sola in un letto piccolo, ma che senza di te sembra troppo grande. La paura di andare a scuola e perdermi per strada, perché senza di te le vie si confondono; io riconosco solo quelle che portano al tuo cuore. La paura di mangiare troppo e non piacerti più, perché sì, sai, a volte ce l’ho ancora. La paura di amarti male, troppo, troppo poco, senza amore. La paura di non essere abbastanza, la paura di bastare a te e non bastare più a me. Perché le paure sono tremende, si insidiano nella notte in mezzo alle lenzuola e vogliono dormire con te, ma se ci sono loro, i sogni scappano, vanno via; e io ho paura degli incubi, perciò è meglio non dormire, meglio stare sveglia che con l’amore non si è mai troppo attenti. Le paure portano l’angoscia, ce l’hanno attaccata addosso come una malattia contagiosa, un virus da cui non c’è scampo, non c’è cura, non c’è rimedio. Vogliono farti un regalo, le paure: portano in dono ansia e angoscia, e i regali si sa, vanno accettati altrimenti si è maleducati.

Sono le volte in cui mi sei mancato, le mie angosce, le mie ansie.

Il panico che mi prende alle due di notte quando non riesco a dormire, quando non mi bastano scuse, non mi basta lo stress per la scuola, il lavoro, la casa; quando non mi basta inventarmi un ‘no, è solo che non ho sonno’; quando non so dire bugie, perché la verità è che mi manchi troppo. E quando arrivi amore, quando arrivi nella notte a dirmi che sei con me? Il panico che mi prende alle cinque del mattino davanti a una camomilla in una casa spenta, come me; perché tu non ci sei, tu dove sei? L’ansia di non averti mai, di non averti in tempo per amarti quanto voglio, quanto basta, ché in amore lo sanno tutti: non è mai troppo presto per amare, non c’è mai abbastanza tempo per l’amore.

Sono le volte in cui sei tornato, i respiri di sollievo che ho fatto guardando il cielo.

La madre che aspetta la figlia sul divano, con la coperta sulle spalle, le quattro di notte e ancora non torna. La porta si apre, ed è di nuovo a casa. Magari parte lo schiaffo ‘dove cazzo sei stata?’. Ma poi c’è l’abbraccio, il sospiro di sollievo fatto guardando il cielo. Non importa quanto, non importa dove e tanto meno come, per me adesso l’importante che è che sei tornato, perché tu sei il mio sospiro di sollievo fatto guardando il cielo. E allora non ho più tempo per stare a dieta, per sentirmi sola, per sentirmi vuota: devo amarti, e devo impiegare tutto il tempo che ho per farlo.

Sono le volte in cui sei tornato, tutto il mio coraggio.

La forza del vento e del terremoto che butta giù le case, gli alberi e le vite delle persone; il mio coraggio, di rialzarti e di rialzarmi in mezzo alle macerie, in mezzo alla distruzione; il coraggio che mi hai dato tu che sei il mio buon esempio, che dei frammenti della tua vita ne hai fatto un’opera d’arte.

Sono le volte in cui sei tornato, la mia sicurezza.

Addormentarmi alle sei del mattino sapendo che mi tieni la mano, anche se da lontano. Sognare che mi suoni il campanello alle nove di una domenica strana, la più bella della mia vita. Svegliarmi col cuore pieno di gioia, perché da qualche parte nel mondo, da qualche parte nel tempo, da qualche parte del cuore tu mi stai baciando davvero, e la colazione a letto non l’ho solo sognata. Guardare le stelle e pensare che abbiamo qualcosa in comune, qualcosa su cui andiamo d’accordo. Guardarle un’altra volta e pensare che qualcosa in comune ce l’abbiamo già e che loro sono solo una brutta copia del nostro cielo, del nostro amore, perché gli amori attraversano lo spazio per incontrarsi sulla stessa terra, sotto lo stesso sole, con gli stessi sogni, con il nostro amore.

E’ la volta in cui sei rimasto, il nostro grande amore.



Ti insegnerò che dare è meglio che avere perché se non ti aspetti niente ciò che ti arriva lo saprai godere . Ti insegnerò che avrai coraggio soltanto quando avrai paura , e che la felicità se la vuoi si trova ; ricordati che vola solo chi osa , diglielo tu al mondo come si fa , dagli un motivo per cambiare qualcosa , e usa l’ironia . . che l’ironia ti consola .  (Giuseppe Povia / T’insegnerò) 

Ti insegnerò che dare è meglio che avere perché se non ti aspetti niente ciò che ti arriva lo saprai godere . Ti insegnerò che avrai coraggio soltanto quando avrai paura , e che la felicità se la vuoi si trova ; ricordati che vola solo chi osa , diglielo tu al mondo come si fa , dagli un motivo per cambiare qualcosa , e usa l’ironia . . che l’ironia ti consola .  (Giuseppe Povia / T’insegnerò) 


(Source: sangueristretto)


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Di giorno me la cavo, è la notte fonda che mi frega.

Durante la giornata riesco a tenermi abbastanza impegnata da non pensare che siamo lontani, riesco a illudermi che è come tu fossi a dieci minuti da me, perché anche se sono chilometri che ci dividono, forse, a quell’ora non saremmo comunque insieme. 
Sì, durante il giorno riesco a mentirmi bene, è la notte che ho difficoltà, è la notte che non mi credo più. 
Si tratta di tornare a casa la sera e realizzare che non ci sei, che non mi dai il ‘bentornata’, che non sei lì ad aspettarmi. 
È la notte il problema, quando anche il letto a una piazza diventa troppo grande per me da sola, quando anche mettendo le coperte in ogni modo non riesco a illudermi di avere le tue braccia attorno a me e non della stoffa. 
È la notte che ammetto che mi manchi da morire; quando, non riuscendo a prendere sonno, penso che, se davvero come mi raccontavo la mattina tu fossi a dieci minuti da me, avresti potuto dormire nel mio letto, e non mi sarebbe più sembrato poi così grande.


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Certi treni si perdono, certi treni si prendono. Tu sei quel treno che continuerei ad aspettare anche se l’avessi già perso; quel treno che aspetterei anche se ritardasse di un’ora, di un giorno, di una vita intera.

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Le 41 cose che amo di te.

  1. I sogni che hai, che fai, che mi devi.
  2. Le cose che pensi e che poi mi dici.
  3. Le cose che pensi e vuoi che io capisca.
  4. Le cose che pensi e le nascondi al mondo, le nascondi a me, le nascondi a te, consapevole che la notte me le lascerai scoprire una ad una, come veli di seta che tengono coperto il segreto del mondo, come veli di seta che cullano le onde del nostro destino, del nostro futuro. 
  5. La volta in cui mi hai mandata via per il mio bene.
  6. La volta in cui sei tornato a prendermi perché avevi capito di essere tu il mio bene.
  7. Le ore scandite dai batticuori dati dall’attesa davanti a un telefono aspettando il tuo messaggio.
  8. La felicità in cui ogni volta mi hai scritto puntualmente, appena un attimo prima che smettessi di sperare, di credere, di vivere.
  9. Ogni volta in cui mi senti piangere nella notte, ti svegli e mi cerchi, per asciugarmi le lacrime prima che arrivino alle labbra, prima che io scopra il sapore del dolore.
  10. Quel giorno in cui mi hai lasciata andare per vedermi sorridere, senza sperare che restassi con te, anche se poi è quel che ho fatto.
  11. I tuoi ‘vaffanculo’ al mondo del mattino.
  12. I tuoi ‘ti amo’ a me del giorno e della sera, del mese e della settimana, di un anno e di tutta la vita.
  13. La tua mania dell’ordine, della precisione, della schematizzazione.
  14. I tuoi ‘Ma come lo sai?’, ogni volta che ti accorgi che ti capisco troppo, che ti conosco troppo, che ti amo troppo.
  15. Le notti in cui mi lasci dormire pur avendo voglia di fare l’amore.
  16. Le notti in cui vuoi fare l’amore pur avendo bisogno di dormire.
  17. La tua gelosia per tutti quelli che vedo che non sono te.
  18. La tua invidia verso tutti quelli che mi vedono che non sono te.
  19. La tua ira per quando faccio di testa mia.
  20. La tua lussuria ogni volta che ti capitano davanti le mie labbra, i miei occhi, i nei che conosci e quelli che non hai mai visto.
  21. La tua gola quando una volta al mese mi decido a cucinare.
  22. La tua superbia con cui mi convinci che non potrei avere e volere di meglio, ché tu mi hai dato il meglio, anche se ogni volta non ne sei mai troppo sicuro.
  23. L’accidia che ti prende quando sono a letto e non hai voglia di far qualcosa che non sia stare insieme a me, che non sia non far niente insieme a me.
  24. La tua avarizia per tutto ciò che porta il mio nome, il mio sapore, il mio colore.
  25. Il sole che ti fa paura perché hai vissuto troppo tempo al buio.
  26. La voglia di vedere il sole.
  27. Il coraggio di affrontare le tue paure.
  28. La tua forza di tenermi, tenerti, tenerci in piedi.
  29. La stanchezza che hai sopportato e che sopporti per mantenerci ogni giorno lontani dal mare, dall’acqua alta, dal rischio di affogare, dal rischio di affondare. 
  30. La tua barba che ricresce troppo spesso.
  31. La mania che hai di mantenerla alla stessa lunghezza.
  32. La tristezza che percepisco quando è troppo lunga, quando mangi poco, scrivi poco, parli poco e suoni troppo.
  33. Il piede sinistro che strascichi a terra quando cammini.
  34. Il mezzo sorriso che hai prima di fare una stronzata, prima di mettere le mani addosso a qualcuno, prima di fare follie e… prima di baciare me.
  35. Il sorriso stanco che fai quando dico che ti amo, stanco di sorridere, stanco sul nascere. 
  36. Il sorriso debole e insicuro come i passi di un bambino quando ti assicuro che mi rendi felice; le cose non fatte per troppo tempo sono sempre incerte, sono sempre coperte dalla paura di farle male, ma tu credimi, sorridi benissimo.
  37. Il sorriso che hai ora che stai leggendo.
  38. Gli occhi lucidi che hai ora che stai leggendo.
  39. Il messaggio che mi scrivi ora che stai leggendo.
  40. Tutte le cose che amo di te.
  41. Te.


Non ho mai detto che stare con me sarebbe stato facile, non ho mai fatto credere che amarmi fosse semplice. Stare con me è difficile perché sono incostante, paranoica, ossessiva. Eppure credimi, se non fosse così difficile non sarei così tanto innamorata. 

E’ difficile perché ti amo, e quando si ha qualcosa di importante tra le mani fa tutto più paura, perché tutto può portartelo via. Tu non sei qualcosa di importante che ho tra le mani; tu sei tutto ciò che di fondamentale ho nella mia vita. 

Ecco perché stare con me è quasi impossibile: perché ho il terrore di tutto il mondo, di tutto ciò che non sei te e che potrebbe portarti via da me. 

E’ quasi impossibile stare con me, ma tu provaci, ti prego, provaci.


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Bisognerebbe innamorarsi con qualcuno e non di qualcuno, almeno saremmo sicuri che accada a entrambi e, soprattutto, nello stesso momento. ⇢

L’altra me.


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Prima o poi imparerò ad amare anche dopo di te, a essere felice, a vivere, e ricomincerò a fare tutte quelle cose che ho sempre fatto senza di te. Prima o poi, appunto, per adesso no. Per adesso tienimi con te.

Prima o poi imparerò ad amare anche dopo di te, a essere felice, a vivere, e ricomincerò a fare tutte quelle cose che ho sempre fatto senza di te. Prima o poi, appunto, per adesso no. Per adesso tienimi con te.


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Non sono fatta per amare, ma per te avrei imparato.

Non ero ciò che voleva, tanto meno ciò di cui aveva bisogno.

Era come se lui stesse morendo di sete, ed io fossi stata in grado di offrirgli solo degli stupidissimi pasticcini alla crema. Io ero dolce, premurosa, piacevole. Ma non ero ciò che voleva, tanto meno ciò di cui aveva bisogno.


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se amare te dovesse uccidermi, mi lascerei morire almeno mille volte.

I nostri baci avevano il rumore dell’amore. Il rumore dell’orologio che scandisce i minuti che sono stata ad aspettarti ogni volta che te ne andavi, i minuti che sono stata a sperare che al tuo ritorno saresti restato. 

I nostri baci avevano il rumore dell’amore. Il rumore dell’orologio che scandisce i minuti che sono stata ad aspettarti ogni volta che te ne andavi, i minuti che sono stata a sperare che al tuo ritorno saresti restato. 


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